Convegno CHIARE ACQUE FVG

DATA: 12/02/2016

Nella nostra regione l’accesso e la disponibilità dell’acqua sono generalmente un fatto scontato, certo. Durante il secolo scorso praticamente tutti i luoghi abitati sono stati collegati alle rete idrica e ogni cittadino dispone dell’acqua necessaria per la vita civile. L’acqua è un bene comune per eccellenza, un bene tanto indispensabile quanto prezioso. Di questo sono ben consapevoli i cittadini che, nonostante non sia in pericolo la disponibilità idrica, con il referendum del 2011 hanno in sostanza affermato che l’acqua è di tutti ed è un bene non economico. Se l’elemento acqua ha e deve continuare ad avere queste caratteristiche, la sua estrazione, la distribuzione a rete, il controllo e la potabilità, la raccolta delle acque reflue, la depurazione e il rilascio in natura, hanno costi che ogni fruitore è chiamato adeguatamente a sostenere. Un’altra caratteristica del tutto evidente del sistema di distribuzione idrica è il suo carattere di monopolio naturale, infatti la rete idrica integrata è unica e non si possono fare reti concorrenti sulla stessa utenza. Quindi le modalità e l’efficienza di gestione devono essere modulate su queste caratteristiche. I proprietari della rete idrica integrata, dalle pompe di prelievo alle condutture dell’acqua potabile, fino alla raccolta e alla depurazione dei liquami, sono i Comuni. Ai quali spetta anche l’affidamento della gestione alle aziende che appartengono sempre, direttamente o attraverso partecipazioni azionarie, ai Comuni stessi. In Friuli Venezia Giulia le aziende di servizio idrico sono 9: 2 in provincia di Trieste, 1 a Gorizia, 3 a Udine e 3 a Pordenone. Un numero ancora elevato ma decisamente più contenuto rispetto a qualche decennio fa, quando le aziende idriche erano una ventina. La situazione delle varie aziende è comunque ancora non poco diversificata, sia per quanto attiene alla situazione economica, all’efficienza gestionale e alle tariffe praticate all’utenza. Su questo ultimo punto, secondo la ricerca del CREEF effettuata su cento città italiane nell’anno 2015, risulta che Trieste è la città dove l’utenza domestica ha pagato di più il servizio idrico integrato in regione, 293,23 euro per un consumo di 150 metri cubi all’anno, ma comunque la tariffa è solo di poco superiore alla media nazionale. Per lo stesso consumo gli udinesi hanno speso invece 165,49 euro, una differenza di ben 127,75 euro l’anno. A Gorizia si sono pagati 238,26 euro e a Pordenone 217,54, sempre per 150 metri cubi di consumo l’anno. Una situazione quindi disomogenea sia per le tariffe che per la condizione di servizio, che gli Ambiti Territoriali Ottimali, dove agiscono le Autorità d'ambito, trasformate dopo il 2011 in CATO Consulta d‘Ambito, non sono riusciti a uniformare e a razionalizzare in modo efficiente. I CATO in regione sono 5, uno per provincia e due nella provincia di Pordenone. In questo contesto, da dicembre 2013 le competenze dell’Autorità nazionale per l’energia sono state estese anche al sistema idrico, con l’intento di mettere ordine alla situazione di grande precarietà di molte aziende di servizio idrico nel nostro Paese. Nel mese di dicembre scorso l’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico ha varato tre importanti delibere riguardanti la qualità del sevizio, la disciplina del sistema tariffario e la convenzione tipo per l’affidamento in gestione. Il 1 febbraio è stata presentata una proposta di legge regionale che intende riformare vari aspetti della gestione, del controllo e del dimensionamento delle aziende di servizio idrico e dei rifiuti, finalizzato, nell’intenzione dei proponenti, a una maggiore efficienza del sistema e alla risoluzione di vari problemi per il settore idrico, riguardanti la depurazione delle acque reflue, il completamento e manutenzione delle reti fognarie, e la riduzione delle perdite idriche. Tale proposta di legge tra l’altro prevede: l’accorpamento delle Consulte d’Ambito in un unico organismo regionale di orientamento e di controllo; indirizzi per un maggiore dimensionamento delle aziende e della loro forma di gestione. In questo quadro si inserisce il dibattito del presente convegno, per giungere a una riforma del servizio idrico regionale e all’attuazione delle regole dell’Autorità, con soluzioni il più possibile condivise e utili per i cittadini e le imprese della nostra regione.

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